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Battista Borghi

Battista Borghi

Vorrei scrivere queste righe con una certa prudenza. Non sono un esperto degli argomenti che si stanno discutendo in questo numero della rivista: la mia vuole essere una testimonianza che si basa sulla mia esperienza personale e professionale.

Giovedì, 08 Marzo 2018 09:55

Piccoli dettagli? Non così piccoli

È risaputo che negli Stati Uniti non c’è niente di piccolo... Quando durante i corsi di formazione mostriamo dei filmati di classi Montessori americane al lavoro, ci sono sempre insegnanti italiani che osservano con un po’ di rammarico: «Ma noi non abbiamo la fortuna di avere spazi così grandi...».

La dimensione della comunità e la differenziazione dell’insegnamento

Nel libro dal titolo L’Autoeducazione Maria Montessori racconta che a chi le chiedeva come poteva svilupparsi il sentimento di socialità tra i bambini se lavoravano da soli, rispondeva che la scuola tradizionale era un luogo di irreggimentazione “ove tutti i bambini fanno tutte le cose allo stesso tempo, persino l’andare al gabinetto…”.

Solo ad una lettura sommaria e superficiale si potrebbe pensare che Maria Montessori si fosse schierata contro il gioco infantile. I suoi detrattori si sono fatti quest’idea per il fatto che il gioco è relativamente poco presente nei suoi scritti e, quando lo è, viene presentato in forma critica.

Nonostante sia passato mezzo secolo dalla scomparsa di Maria Montessori, la scuola dell’infanzia attuale (e non solamente le oltre ventimila scuole che seguono nel mondo formalmente il Metodo Montessori) è piena di risonanze montessoriane.